June 2008
Monthly Archive
Eventi20 Jun 2008 02:29 pm
Se non vai tu dalla politica, è la politica che viene da te
Lunedì 23 giugno
Ore 21.00, presso lo Spazio Oberdan, viale Vittorio Veneto 2, Lectio magistralis di Amos Luzzatto sul tema Se non vai tu dalla politica, è la politica che viene da te, in occasione dei suoi ottant’anni.
Intervengono: Giulio Giorello, Salvatore Natoli, Ferruccio De Bortoli e l’On. Piero Fassino. Sarà presente Daniela Benelli, Assessore alla Cultura della Provincia di Milano. La serata è promossa e organizzata da Provincia di Milano/Settore cultura.
Ingresso libero fino a esaurimento posti.
Nella stessa occasione verrà presentato il numero di Keshet dedicato agli 80 anni di Amos Luzzatto.
Rassegna Stampa05 Jun 2008 10:16 am
Il silenzio della politica sulla questione iraniana
DAVID BIDUSSA
in “il Secolo XIX”, 5 giugno 2008, p. 21
Delle molte scene che sono andate in onda in questi due giorni intorno alla Conferenza promossa dalla Fao a Roma sui problemi dell’emergenza alimentare, solo alcune alla fine resteranno emblematiche: l’espulsione del giornalista indesiderato Ahmad Rafat, giornalista iraniano, vicedirettore di AdnKronos, a cui viene interdetto l’accesso in sala; le parole del dittatore dello Zaire, Mugabe; i balbettii dei paesi occidentali – compresi noi – sull’emergenza alimentare. Su tutto hanno dominato le parole di Mahmaoud Ahmadinejad. Di queste soprattutto hanno parlato i giornali di ieri. Opportunamente. Ma alla fine, a ben guardare, è proprio questa la novità? Di quelle parole sapevamo in anticipo, non era la prima volta che venivano pronunciate e farlo a Roma, alla fine, nell’epoca della globalizzazione, cambia poco rispetto all’identica scena che da molto tempo va in onda a Teheran.
Le novità, invece, sono due. La prima riguarda il fatto che Ahmadinejad ha parlato e che nessuno gli ha davvero replicato. La seconda è chi è divenuto rilevante o irrilevante in questa discussione. Consideriamo la prima questione
Complessivamente Ahmadinejad non ha avuto una replica. Ha detto ai suoi interlocutori – e a noi – che siamo un’umanità alla deriva, che manchiamo di principi, che la sfida del futuro, la ciance di sopravvivenza riguarda quelle realtà politiche in grado di sacrificarsi e di pensare in termini di riscatto. In breve ci ha detto che noi siano il passato, che non abbiamo la forza, e anche più generalmente la voglia di pensare a domani. In breve che rappresentiamo una rendita di posizione e che il domani non ci appartiene. Qua e là ha anche accennato a qualche Stato che è destinato a sparire (Israele e forse gli Stati Uniti). Nel complesso non è nemmeno seguito il dibattito, è seguito il silenzio, rotto qua e là da una dimostrazione degli esuli iraniani che è stata complessivamente simbolica (un po’ di tessuto nero sulla scalinata di Trinità dei Monti) e da un concentramento di qualche centinaio di ebrei che gridavano contro l’Iran, nell’indifferenza collettiva. In breve la questione Iran nella coscienza pubblica si è data come un fatto privato, che riguarda alcune categorie specifiche di persone. Se volevamo una dimostrazione di profilo civile, di che cosa significa nella pratica culturale italiana la rivendicazione della cultura dei diritti umani, ebbene nei giorni scorsi abbiano avuto una prova del suo “stato di salute”, in Italia.
La seconda questione riguarda la irrilevanza della classe politica. Ahmadinejad è arrivato a Roma preceduto da un corso di dichiarazioni negative ad incontrarlo. Non ha replicato né chiesto un incontro a nessun uomo politico. L’unica richiesta avanzata è stata quella di incontrare il Papa. Richiesta non accolta, ma che indica un problema: che nella dimensione del confronto, ciò che è stato spiazzato è la dimensione della politica, ridotta ad ancella del sacro, oppure sostituita con il sacro. Tre secoli di laicità della politica sono stati semplicemente azzerati con un atto – e anche in questo caso con un atto non avvenuto. Perché per quanto quell’incontro non ci sia stato, la premessa è che riallacciare un possibile confronto a distanza con Teheran, passerà per canali che non sono la politica, soprattutto non sono quello che da Machiavelli in poi noi siamo abituati a pensare che sia la politica. Chi ha vinto a Roma?
Appelli01 Jun 2008 12:34 pm
Contro tutte le ingerenze
Sinistra per Israele aderisce all’appello lanciato da il Riformista in occasione della visita italiana di Mahmud Ahmadinejad.
APPELLO
In occasione della prevista visita in Italia del presidente della Repubblica Islamica dell’Iran Ahmadinejad, atteso a Roma tra il 3 e il 5 di giugno per la Conferenza della Fao dedicata alla “Sicurezza Alimentare”, i firmatari del presente appello promosso dal quotidiano il Riformista ribadiscono:
1) La contrarietà ad ogni forma di ingerenza negli affari interni degli stati del Vicino Oriente e di sostegno alle attività di gruppi armati che ostacolano l’attuazione di soluzioni pacifiche e consensuali in Libano e l’evolversi del processo di pace tra israeliani e palestinesi basato sul principio “due popoli, due stati”.
2) La necessità di impedire ogni ipotesi di sviluppo del nucleare a fini bellici che possa innescare una corsa agli armamenti in Medio Oriente. A questo fine i firmatari sostengono il perseguimento di una linea risoluta e coerente, sostenendo tutte le decisioni che il Consiglio di Sicurezza e l’Unione europea assumeranno per ottenere piena trasparenza e di collaborazione con l’Agenzia internazionale per l’energia atomica.
3) Il ripudio di ogni affermazione o azione volta a negare la Shoah come fatto storico, a contestare il diritto all’esistenza dello Stato d’Israele o a chiederne la distruzione.
Su questi punti confermiamo il nostro impegno, fermo restando il rispetto per la sovranità della Repubblica Islamica dell’Iran, i sentimenti di amicizia per il popolo iraniano e l’auspicio che lo spazio di dialogo tra il governo iraniano e la comunità internazionale possa allargarsi e contribuire alla pacificazione della regione mediorientale
per aderire iran@ilriformista.it