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	<title>Sinistra per Israele</title>
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	<description>Il blog informativo di Sinistra per Israele</description>
	<pubDate>Sat, 07 Feb 2009 19:22:15 +0000</pubDate>
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	<language>en</language>
			<item>
		<title>Dopo le elezioni della Knesset: quale futuro per Israele?</title>
		<link>http://www.sinistraperisraele.info/2009/dopo-le-elezioni-della-knesset-quale-futuro-per-israele/</link>
		<comments>http://www.sinistraperisraele.info/2009/dopo-le-elezioni-della-knesset-quale-futuro-per-israele/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 06 Feb 2009 10:29:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sinistraperisraele.info/?p=31</guid>
		<description><![CDATA[Care Compagne, cari compagni,
Sinistra per Israele, in collaborazione con libreria Claudiana di Milano,
organizza una serata di discussione sulle elezioni israeliane
Dopo le elezioni della Knesset: quale futuro per Israele?
ne discutono
Janiki Cingoli
Direttore del Centro Italiano per la Pace in Medio Oriente
Giuseppe Franchetti
Presidente della Federazione Sionistica Italiana
Anna Momigliano
Giornalista, autrice di &#8220;Karma Kosher&#8221;
Jacopo Tondelli
Giornalista, autore di &#8220;Mitra e kippà&#8221;
introduce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Care Compagne, cari compagni,</p>
<p>Sinistra per Israele, in collaborazione con libreria Claudiana di Milano,<br />
organizza una serata di discussione sulle elezioni israeliane</p>
<p><strong>Dopo le elezioni della Knesset: quale futuro per Israele?</strong></p>
<p>ne discutono</p>
<p>Janiki Cingoli<br />
Direttore del Centro Italiano per la Pace in Medio Oriente</p>
<p>Giuseppe Franchetti<br />
Presidente della Federazione Sionistica Italiana</p>
<p>Anna Momigliano<br />
Giornalista, autrice di &#8220;Karma Kosher&#8221;</p>
<p>Jacopo Tondelli<br />
Giornalista, autore di &#8220;Mitra e kippà&#8221;</p>
<p>introduce e coordina:<br />
Gabriele  Eschenazi</p>
<p>Parteciperanno per Sinistra per Israele<br />
Emanuele Fiano<br />
Segretario Nazionale</p>
<p>Giorgio Albertini<br />
Coordinatore della sezione milanese</p>
<p>giovedì 12<br />
Febbraio 2009 ore 21.00<br />
presso la sala della Libreria Claudiana:<br />
via Francesco<br />
Sforza 12/a, Milano<br />
ingresso dalla libreria</p>
<p>lasinistraperisraele@libero.it</p>
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		</item>
		<item>
		<title>La crisi di Gaza - rassegna stampa</title>
		<link>http://www.sinistraperisraele.info/2009/la-crisi-di-gaza-rassegna-stampa/</link>
		<comments>http://www.sinistraperisraele.info/2009/la-crisi-di-gaza-rassegna-stampa/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 25 Jan 2009 13:18:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sinistraperisraele.info/?p=30</guid>
		<description><![CDATA[Rassegna stampa tratta dalla mailing list di Sinistra per Israele qui
«Così i ragazzini di Hamas ci hanno utilizzato come bersagli», Lorenzo Cremonesi
Hamas crocifiggerà gli apostati, Alessandro Litta Modignani
Israele parli anche con Hamas, David Grossman
Quelli che. &#8220;Gaza è come un lager&#8221;, Gad Lerner
Se la sinistra abdica alle radici laiche per Gaza, David Bidussa
Introduzione di Piero Fassino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Rassegna stampa tratta dalla mailing list di Sinistra per Israele <a href="http://www.sinistraperisraele.it/home2.asp?idtesto=403"><strong>qui</strong></a></p>
<p>«Così i ragazzini di Hamas ci hanno utilizzato come bersagli», Lorenzo Cremonesi<br />
Hamas crocifiggerà gli apostati, Alessandro Litta Modignani<br />
Israele parli anche con Hamas, David Grossman<br />
Quelli che. &#8220;Gaza è come un lager&#8221;, Gad Lerner<br />
Se la sinistra abdica alle radici laiche per Gaza, David Bidussa<br />
Introduzione di Piero Fassino all&#8217;Incontro del PD con il Corpo Diplomatico: “ Medio Oriente: non<br />
rassegnarsi alla guerra, costruire la pace”<br />
Hamas non è il popolo palestinese, Victor Magiar<br />
Missili contro Tel Aviv, Colloquio con Ely Karmon<br />
Risolvere il problema palestinese, Daniel Pipes<br />
La vita d&#8217;Israele è disponibile, Sandro Magister<br />
Intervista a Hanan Ashrawi<br />
Troppi luoghi comuni su Hamas (www.distantisaluti.com)<br />
GAZA - Dichiarazione del Gruppo PSE<br />
La svolta di Fatah, Antonio Ferrari<br />
La pace da ritrovare, Arrigo Levi<br />
Nella Striscia infernale la catastrofe del Medio Oriente, Sandro Viola<br />
Tregua, subito, Abraham B.Yehoshua<br />
Perché l’Occidente non può vincere, Avraham Burg<br />
Scolarette, vecchi e moschee (ilFoglio)<br />
Gaza, Emanuele Fiano<br />
L&#8217;ipocrisia della sproporzione, André Glucksmann<br />
Yehoshua: &#8220;Non avevamo scelta, ma ora Israele deve fermarsi&#8221;<br />
Gaza: Intervento di Abraham B. Yehoshua<br />
Il risveglio della Germania, Vittorio Emanuele Parsi<br />
L&#8217;equazione Hamas, Janiki Cingoli<br />
La minaccia dell&#8217;Iran, Arrigo Levi<br />
22/12/2008 (7:37) - Siria-Israele. C&#8217;è la pace dietro l&#8217;angolo, Francesca Paci.</p>
<p>Avvertenza:<br />
i testi che seguono sono stati postati nella ml di Sinistra per Israele nei mesi di dicembre 2008 e gennaio 2009; vengono qui raccolti per scopo di documentazione: l&#8217;utilizzo di tali documenti non implica necessariamente la nostra “adesione” alle tesi espresse dagli autori, né la vicinanza degli stessi alla associazione; utilizziamo questi testi senza volontà di ledere il diritto d&#8217;autore e senza alcuna finalità di lucro.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Fiano: “Sono di sinistra, conosco Israele. Dobbiamo difendere Israele, ma anche lavorare per la pace”</title>
		<link>http://www.sinistraperisraele.info/2009/fiano-%e2%80%9csono-di-sinistra-conosco-israele-dobbiamo-difendere-israele-ma-anche-lavorare-per-la-pace%e2%80%9d/</link>
		<comments>http://www.sinistraperisraele.info/2009/fiano-%e2%80%9csono-di-sinistra-conosco-israele-dobbiamo-difendere-israele-ma-anche-lavorare-per-la-pace%e2%80%9d/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 25 Jan 2009 12:55:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Interventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Vi parlo da uomo di sinistra. Come ebreo di sinistra. Conosco il dolore. E vedo il dramma. Quello di un paese in guerra da prima di nascere, Israele, quello di un paese il cui diritto all’esistenza e alla difesa è sempre in bilico, tra esami internazionali di morale e misura della forza militare da usare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi parlo da uomo di sinistra. Come ebreo di sinistra. Conosco il dolore. E vedo il dramma. Quello di un paese in guerra da prima di nascere, Israele, quello di un paese il cui diritto all’esistenza e alla difesa è sempre in bilico, tra esami internazionali di morale e misura della forza militare da usare per difendersi. Ma vedo anche il dramma del popolo palestinese, e del popolo palestinese di Gaza, trascinato alla morte dai suoi governanti. Ma pur sempre una popolazione civile intrappolata senza via di uscita, in una guerra dura e terribile, un popolo senza uno stato che possa difenderli, certo utilizzato da una milizia feroce, ma che muore nelle strade di casa propria. Ho visto le immagini terribili dei bambini di Gaza morti per strada, ma ho visto anche le immagini terribili dei bambini di Gaza vestiti da soldati di Hamas, esercitarsi alla guerra con Israele, pronunciare parole di odio contro Israele e contro gli ebrei. Un immagine terrificante di dove può portare la follia del fanatismo. Ma pur sempre bambini. Da salvare.<br />
Conosco Israele, la sua lingua, la sua gente, i suoi luoghi, i suoi odori e i suoi rumori; dalla verde e collinosa Galilea, che a noi ragazzi italiani faceva sognare la Toscana, alla magia di Gerusalemme, dalla vita di Tel Aviv, al fresco di Haifa, dal calore del deserto del Mar Morto, alla lontananza di Beer Sheva, di Sderot o Askelon. Conosco Israele, tutta la mia generazione ci è passata, dall’Har hazofim a Gerusalemme ai Kibbutzim del Galil o del Neghev. Se siamo qui, questa sera, è perché abbiamo capito e vissuto per anni il pericolo di vita insostenibile degli abitanti del Sud di Israele e non solo, se siamo qui è perché condividiamo il diritto alla difesa dei cittadini di Israele da parte dello Stato. Se siamo qui è perché conosciamo il nemico mortale di Israele che ha governato Gaza, Hamas. Noi conosciamo il suo credo, la sua fede nell’Islam vendicativo e mortale, il suo auspicio di guerra santa contro Israele, gli ebrei e tutto l’occidente infedele, conosciamo la sua concezione di una Palestina neanche appartenente ai Palestinesi, ma all’Islam, proprietà  come dice il loro testo che nessuna conferenza o trattativa potrà  mai scalfire. Conosciamo il suo Islam, quello di Ahmadinejad, di Nasrallah, di Al Quaeida. Conosciamo l’elezione con cui è stato eletto, ma anche il colpo di stato con il quale ha eliminato dalla striscia di Gaza il resto della dirigenza palestinese. Io conosco questo Islam e dico che un uomo di sinistra non può che opporsi a questa concezione della vita. Conosco la dimensione del dolore che sono i 947 civili Israeliani uccisi da Palestinesi dal 2000 ad oggi, e i 580 soldati di Zahal uccisi da palestinesi dal 2000 ad oggi. A loro va il mio fraterno pensiero e cordoglio. E oltre a questo ricordo i 594 Palestinesi uccisi da Palestinesi. Ma so anche dei 9631 Palestinesi, fino a novembre 2008, uccisi da Forze di sicurezza israeliane. Tra questi miliziani e civili. Ho visto dalle due parti il pianto delle madri che perdono i figli in battaglia, e quello delle vedove, e quello dei padri che seppelliscono i figli, quello delle madri che perdono i figli che vanno a scuola in autobus, e dei figli che perdono i padri. Ho visto anche il pianto di un paese il cui Primo Ministro Rabin, generale di pace, viene ucciso da un israeliano, con lo scopo riuscito di fermare la pace possibile. Io difendo il diritto di Israele a difendersi e ad esistere. E non sarò in pace finché Israele non sarà in pace. Ma difendo anche il sogno di due stati, per due popoli in due democrazie, che vivono a fianco. In fondo noi ebrei siamo stati educati a lavorare per un futuro migliore.<br />
E non sarei me stesso, se non estendessi il mio dolore anche alle vittime innocenti palestinesi, a quelle che sono morte in un’età  in cui non si può capire, e agli adulti palestinesi che sono morti innocenti, anche a loro va il mio pensiero ed il mio medesimo cordoglio. Un innocente morto non ha nazionalità  o religione che lo differenzi, è un innocente.<br />
E non sarei me stesso se non cercassi di immaginare oltre questa guerra, cosa dobbiamo vedere, sperare, per cosa possiamo lavorare a fianco del diritto all’esistenza dello Stato di Israele. Ha detto proprio oggi A. B.Yoshua parole che faccio mie, ” Hamas non ha pietà  per il popolo palestinese” “Contrariamente ad altre situazioni qui non ci troviamo di fronte ad una questione di rivendicazioni territoriali, Israele non vuole Gaza, e appena finita questa operazione lascerà la striscia. Anche per questo spero che si sia alla fine dello scontro. ( e anch’io sono convinto che sia ora il momento di fermarsi, e vorrei che la tregua, a condizioni di sicurezza, fosse già  questa sera, subito,) ma mi chiedo, continua Yoshua, Hamas vuole la tregua ? Perché non è disposta ad una tregua lunga ? E perché invece di lanciare missili non costruisce case, perchè non fa arrivare investimenti per trasformare il territorio che gestisce in qualcosa di moderno ? Per la prima volta nella storia i palestinesi hanno un territorio tutto loro. Prima c’erano gli egiziani, gli inglesi, gli israeliani. Ora potrebbero costruire a Gaza un mini stato e in futuro si spera, unirlo allo Stato che dovrà  nascere in Cisgiordania.”<br />
Ma in una serata di solidarietà , essendo io in tutta la mia esperienza personale e politica stato a fianco del diritto di Israele, sempre, anche pagando un prezzo per questo, sento la libertà  di esprimermi sul fatto che Israele non arriverà alla pace con la forza militare, come ha detto anche Piero Fassino ministro ombra degli esteri del PD, grande amico di Israele, di cui porto qui il saluto, l’altra sera a Roma alla riunione organizzata dalla Comunità  Ebraica, e che il destino di Israele è nel convivere con i Palestinesi nel bene e nel male. Come hanno detto i miei amici del Martin Buber l’altra sera sempre a Roma, in un momento in cui tutto pare dividerli essi in realtà condividono la stanchezza di un conflitto senza fine e la consapevolezza che non saranno gli atti di forza a realizzare le loro speranze. Lo sanno i palestinesi e lo sanno gli Israeliani.<br />
E’ di fondamentale importanza che, nell’azione legittima di autodifesa contro la violenza di Hamas, il governo e l’esercito di Israele rinnovino gli sforzi volti a distinguere nettamente fra il popolo palestinese e gli istigatori del terrorismo, come ha detto il Primo Ministro Olmert, colpendo i militanti ed evitando di fare vittime fra i civili. So anch’io che a Israele è chiesto uno sforzo superiore a chiunque altro, so anch’io che mentre i media di tutto il mondo aggiornano la lista dei morti tra Gaza e Israele, ogni minuto, in altre parti del mondo, come in Iraq o in Afganistan, centinaia di civili muoiono in attentati kamikaze senza che il mondo si commuova più di tanto. Immagino anch’io lo sforzo dei soldati di Israele che combattono cercando di evitare morti innocenti. Ma i morti innocenti in una battaglia combattuta contro un nemico che si nasconde nelle case abitate, sotto gli ospedali o le moschee, e che li nasconde le sue armi di morte, esistono e sono un peso sul cuore. E sulla coscienza.<br />
E’ per il bene della popolazione civile di Israele e dei palestinesi che deve ora giungere una tregua nei combattimenti, è anche per il bene di Israele che deve dunque riprendere quanto prima la trattativa fra il governo di Israele e l’Autorità  Nazionale Palestinese sulle grandi e difficili questioni che da troppo tempo aspettano una soluzione. In grado di dare a Israele sicurezza. In grado di dare ai palestinesi il senso concreto che benefici tangibili nelle loro condizioni di vita si possono ottenere con il negoziato, con il compromesso e con le rinunce, volto a un futuro di convivenza pacifica tra due stati, e non con la violenza, del terrorismo e dell’integralismo islamico di Ahmadinejad, di Heizbollah, o di Hamas. E’ possibile che solo la società  palestinese possa dal suo interno isolare e sconfiggere il fanatismo integralista di Hamas.<br />
La pace e la sicurezza di israeliani e palestinesi in due stati in rapporto di buon vicinato sono l’una condizione dell’altra, sono un unico destino. E’ giunto il tempo per le leadership israeliana e palestinese di compiere gesti coraggiosi e definitivi. Sarò sempre a fianco del diritto di Israele a esistere, sempre a fianco del diritto dei palestinesi ad edificare un proprio stato, sempre contro i fanatici nemici della civiltà  e della convivenza, ma a noi tutti spetta comunque l’impegno a concorrere a costruire le basi della convivenza , della comprensione e della pace fra i due popoli.<br />
Emanuele Fiano, deputato del Partito Democratico</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Debutto pubblico del gruppo di Roma di Sinistra Per Israele</title>
		<link>http://www.sinistraperisraele.info/2008/debutto-pubblico-del-gruppo-di-roma-di-sinistra-per-israele/</link>
		<comments>http://www.sinistraperisraele.info/2008/debutto-pubblico-del-gruppo-di-roma-di-sinistra-per-israele/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 09 Dec 2008 11:23:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[!eri sera, finalmente, una bella serata di politica. Cioè, a discutere di politica internazionale e nazionale senza che ciò fosse propedeutico a null’altro se non a parlare del tema della serata:
“Israele e medioriente dopo la vittoria di Obama”. In una serata romana con la pioggia a dirotto, dove non si sono presentati due oratori invitati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>!eri sera, finalmente, una bella serata di politica. Cioè, a discutere di politica internazionale e nazionale senza che ciò fosse propedeutico a null’altro se non a parlare del tema della serata:<br />
“Israele e medioriente dopo la vittoria di Obama”. In una serata romana con la pioggia a dirotto, dove non si sono presentati due oratori invitati e confermati – Antonio Polito, direttore de Il Riformista e Stefano Manichini, direttore di Europa – su cinque – gli altri erano Furio Colombo, presidente di Sinistra per Israele, Anthony Sistilli,<br />
responsabile Italia Democrats abroad (i democratici Usa), e Emanuele Fiano, segretario nazionale di Sinistra per Israele – si sono materializzate più di 80 persone. Tra cui una parte della comunità ebraica di Roma, Rosario Bentivegna, Bice Foa Chiaromonte, e altri.</p>
<p>Quando i due deputati Colombo e Fiano sono dovuti andare via di corsa perché alla Camera si votavano le pregiudiziali per la fiducia, al tavolo – dove ero presente in quanto coordinatore del gruppo di sinistra per Israele di Roma - sono rimasto con il solo Sistilli.<br />
Allora abbiamo deciso di dare la parola al pubblico. Dopo le osservazioni e l’intervento di Sistilli, che ci ha detto come il tratto distintivo di Obama sia il pragmatismo, e dunque in medioriente ci dobbiamo aspettare continuità e discontinuità dalla precedente politica Usa sulla base principalmente proprio di questo parametro, ne è venuta fuori una simpatica assemblea e discussione libera, che è sicuramente il miglior viatico per la nascita del gruppo di Roma di Sinistra per Israele, che ieri ha cominciato il suo cammino. Partendo da un dibattito interno agli ebrei di sinistra presenti, sulle colpe e le difficoltà di dirsi di sinistra oggi nel mondo comunitario e sulla relativa rabbia nel vedere la destra impossessarsi di posizioni e autorevolezza una volta prerogativa della sinistra italiana, nondimeno si è arrivati al nocciolo della questione: Sinistra per Israele a Roma vuole dare un contributo per il più generale rinnovamento politico-culturale della sinistra – oggi in gran parte nel PD, e comunque rimane il nodo del nome e della auspicabile mutazione in “democratici per Israele” – e dunque non vuole avere come scopo e bacino di riferimento principale la parte di comunità che si sente di sinistra, bensì la sinistra più in generale, a partire dai suoi militanti e strutture di riferimento. Perché la chiave perché la sinistra torni ad essere il<br />
punto di riferimento politico e storico e culturale di un tempo per il mondo ebraico, risiede non in un mero sforzo organizzativo, bensì ha come precondizione un profondo rinnovamento politico della stessa sinistra. In tale senso – seppur con accenti diversi – si sono espressi gli intervenuti alla serata: tra gli altri Bice Foa Chiaromonte, Paola<br />
Modigliani, Luciano Ascoli, Fernando Liuzzi, Daniel Arbib, Aldo Zargani. Alla serata, oltre ai fondatori del gruppo romano, hanno anche partecipato tra gli altri il consigliere regionale PD Giovanni Carapella, il partigiano Rosario Bentivegna, il dirigente della Cgil Aldo Amoretti, Pierluigi Severi, Emma Amiconi, Giuseppe Bortone, Karen Fiano, Silvia Nebbia, Francesca Bolino, Gianluca Di Girolami.</p>
<p>La serata si è conclusa festeggiando il felice pubblico debutto del gruppo di Roma, e dando appuntamento all&#8217;iniziativa nazionale di fine gennaio – inizio febbraio.</p>
<p>La serata è stata poi seguita in diretta da Radio radicale, che ancora ringraziamo – insieme agli ospiti della splendida Sala Margana<br />
Emanuela   Sestieri   e   Andrea   Visone   –   e   se   ne   può   avere   conto   ascoltando   il   tutto   con   il   link <a href="http://www.radioradicale.it/scheda/268078">http://www.radioradicale.it/scheda/268078</a></p>
<p>Fabio   Nicolucci<br />
coordinatore   del   gruppo   di   Roma   di   Sinistra   per   Israele</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>“Israele e il medioriente dopo la vittoria di Obama”</title>
		<link>http://www.sinistraperisraele.info/2008/%e2%80%9cisraele-e-il-medioriente-dopo-la-vittoria-di-obama%e2%80%9d/</link>
		<comments>http://www.sinistraperisraele.info/2008/%e2%80%9cisraele-e-il-medioriente-dopo-la-vittoria-di-obama%e2%80%9d/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 26 Nov 2008 10:07:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[martedì 2 dicembre 2008  ore 18 Sinistra per Israele di Roma
“Israele e il medioriente dopo la vittoria di Obama”
introduce: Fabio Nicolucci (coordinatore sinistra per Israele d
Roma)
intervengono:
Furio Colombo (presidente sinistra per Israele)
Stefano Menichini (direttore di Europa)
Antonio Polito (direttore de Il Riformista)
Anthony Sestilli (corrispondente Usa)
conclude: on Emanuele Fiano (segretario nazionale sinistra per
Israele)
Sala Margana, in Piazza Margana [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>martedì 2 dicembre 2008  ore 18 Sinistra per Israele di Roma</p>
<p>“Israele e il medioriente dopo la vittoria di Obama”</p>
<p>introduce: Fabio Nicolucci (coordinatore sinistra per Israele d<br />
Roma)</p>
<p>intervengono:</p>
<p>Furio Colombo (presidente sinistra per Israele)<br />
Stefano Menichini (direttore di Europa)<br />
Antonio Polito (direttore de Il Riformista)<br />
Anthony Sestilli (corrispondente Usa)</p>
<p>conclude: on Emanuele Fiano (segretario nazionale sinistra per<br />
Israele)</p>
<p>Sala Margana, in Piazza Margana 41, Roma</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sinistraperisraele.info/2008/%e2%80%9cisraele-e-il-medioriente-dopo-la-vittoria-di-obama%e2%80%9d/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Cronaca da Bologna</title>
		<link>http://www.sinistraperisraele.info/2008/cronaca-da-bologna/</link>
		<comments>http://www.sinistraperisraele.info/2008/cronaca-da-bologna/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 02 Oct 2008 13:37:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>

		<category><![CDATA[Interventi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sinistraperisraele.info/?p=26</guid>
		<description><![CDATA[Silvia Cuttin, responsabile del gruppo bolognese della Sinistra per Israele ci racconta della recente esperienza alla Festa provinciale dell&#8217;Unità a Bologna dove il gruppo si è presentato alla sinistra cittadina e alla stampa.
Qualche mese fa, in maggio, si è costituito a Bologna un gruppo interessato a diffondere le tesi sostenute da Sinistra per Israele anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Silvia Cuttin, responsabile del gruppo bolognese della Sinistra per Israele ci racconta della recente esperienza alla <a href="http://www.sinistraperisraele.info/2008/sinistra-per-israele-a-bologna/"><strong>Festa provinciale dell&#8217;Unità a Bologna</strong></a> dove il gruppo si è presentato alla sinistra cittadina e alla stampa.</p>
<p><span style="font-style: italic;">Qualche mese fa, in maggio, si è costituito a Bologna un gruppo interessato a diffondere le tesi sostenute da Sinistra per Israele anche nella nostra area. La prima iniziativa che abbiamo ritenuto utile organizzare per farci conoscere è stata la partecipazione con uno stand alla Festa Provinciale dell’Unità di Bologna. Siamo stati presenti per una settimana di settembre nell’area destinata alle associazioni internazionali.</span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">La nostra presenza ha destato parecchio interesse da parte dei visitatori della festa, molte persone si sono fermate a parlare con noi, a chiedere informazioni. E molti, bisogna dirlo, erano stupiti nel leggere quanto sostenuto nel manifesto di Sinistra per Israele, abituati all’idea di una Israele che occupa, colonizza ed è succube delle volontà americane.</span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">Abbiamo avuto visite di tutti i generi: dai palestinesi (presenti con uno stand nella stessa area), ai ragazzi che lavorano con le associazioni in Palestina, alle donne in nero, un frate, qualche politico, persone dubbiose e scettiche, altre interessate a partecipare a iniziative future. Interessante, anche se forse deprimente, ascoltare il dibattito organizzato dagli studenti palestinesi, in cui uno dei relatori ha raccontato la nascita di Israele falsando i fatti storici e dando informazioni addirittura surreali. Ad esempio, un movimento sionista che già al suo primo congresso aveva capito la futura importanza strategica dell’area della Palestina e dunque la motivazione che portò al sionismo fu un futuro controllo della regione (il petrolio ecc) e il potere economico da questo derivante, oppure la banda Stern e l’Irgun durante la guerra del 1967, e così via. </span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">Nella giornata conclusiva della nostra presenza alla festa, domenica 14 settembre, abbiamo organizzato un incontro/ conferenza dal titolo “Israele. Una storia di tutti”, che ha visto la partecipazione del segretario nazionale on. Emanuele Fiano, e del prof. Claudio Vercelli, autore del volume “Israele. Storia dello Stato: dal sogno alla realtà (1881-2007)”.</span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">Gli interventi di Fiano e Vercelli sono stati corposi ma ben comprensibili. Certo, il tema era vastissimo e un’ora e mezza non era sufficiente per affrontarlo nella sua interezza. Diverse persone ad ascoltare, tutti interessati e non polemici.</span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">Il nuovo gruppo bolognese si può dire soddisfatto di questo inizio e rimanda alle prossime iniziative. E, soprattutto, raccoglie adesioni!</span><br style="font-style: italic;" /></p>
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		<title>Sternhell, voce illuminata della sinistra israeliana</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Sep 2008 18:30:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Interventi]]></category>

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		<description><![CDATA[David Bidussa
In “il Secolo XIX”, 28 settembre 2008, p. 15
L’attentato a Zeev Sternhell, storico israeliano, compiuto nella sera di mercoledì 24 settembre a Gerusalemme, non colpisce solo un intellettuale, ma a suo modo riconosce la fondatezza della sua analisi culturale e politica. Infatti, questa volta non c’è solo un obiettivo politico, quanto quello di uno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>David Bidussa<br />
In “il Secolo XIX”, 28 settembre 2008, p. 15</p>
<p>L’attentato a Zeev Sternhell, storico israeliano, compiuto nella sera di mercoledì 24 settembre a Gerusalemme, non colpisce solo un intellettuale, ma a suo modo riconosce la fondatezza della sua analisi culturale e politica. Infatti, questa volta non c’è solo un obiettivo politico, quanto quello di uno culturale. Storico delle idee, docente di storia delle dottrine politiche all’Università ebraica di Gerusalemme opinionista del quotidiano “liberal” “Haaretz”, da sempre critico del mantenimento dell’occupazione successiva alla “Guerra dei Sei giorni” e della politica favorevole agli insediamenti dei coloni, Sternhell rappresenta oggi una a delle voci più espressive della sinistra democratica israeliana.</p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify">Almeno dal 1988, sostiene pubblicamente che uno dei maggiori pericoli che corre la democrazia israeliana è dato dal progressivo processo d’etnicizzazione sia della sua metamorfosi culturale, sia della sua prassi politica. A suo giudizio, infatti, quella in atto in Israele, da più di due decenni, è una pericolosa trasformazione - controbilanciata da una mobilitazione dell’opinione pubblica - verso uno Stato e una società esclusivi. Un processo che secondo Sternhell è aggravato dal ruolo che l’occidente ha affidato a Israele: essere la sua “sentinella” in Medioriente, ruolo che impedisce la costruzione di una politica volta alla ricerca di una partnership locale e dunque che perpetua la condizione di quello Stato come “corpo estraneo”. Così, per Sternhell, il conflitto israelo-palestinese diventa sempre più un confronto simbolico tra “Occidente” e “Oriente”, mentre si perdono o in ogni modo divengono secondari gli elementi di materialità e di causa concreta che inizialmente lo hanno posto in essere.</p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify">Ciò non significa che sarà sufficiente una diversa gestione internazionale volta a risolvere, o perlomeno a rimuovere, le cause di quel conflitto. Infatti, per Sternhell, occorre anche tener presente la conseguenza della macchina ideologica, della retorica politica, che contribuiscono a costruire una coscienza pubblica.</p>
<p style="text-indent: 1.25cm; margin-bottom: 0cm;" align="justify">Sternhell ritiene che la retorica politica, la simbologia, le parole, in breve lo stile politico del movimento dell’estrema destra israeliana, ha avuto e svolto questa funzione successivamente alla “guerra dei sei giorni”. Un processo che a suo avviso trasforma la natura dello Stato e della sua cultura politica che non è nuovo nella storia contemporanea, e che ha la sua espressione più sviluppata nelle vicende francesi del ‘900. Riguarda la lunga metamorfosi di quei movimenti nazionalistici, prima aventi un carattere di élite”, ma poi sempre più diffusi, organizzati sia come un partito politico di massa, sia praticanti la violenza. Movimenti in cui si mischiano il culto della violenza e la percezione costante della possibile decadenza della nazione, in conseguenza del suo venire meno rispetto ali suoi presunti tratti politico-culturali costituenti. Una storia politica che è stata al centro dell’attività di studioso delle idee e dei movimenti sociali di Sternhell in cui la destra, a differenza di quella tradizionale si trasforma in “rivoluzionaria (un’espressione che Sternhell stesso ha coniato e che dà il titolo al suo libro più noto) ma che anche acquista altre caratteristiche e la cui cultura politica, insieme al nazionalismo, è anche l’anti-illuminismo (tema su cui ha costruito il suo ultimo libro). A ben vedere per molti aspetti la silhouette della destra nazionalista israeliana degli ultimi dieci anni.</p>
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		<title>Sinistra per Israele a Bologna</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Sep 2008 09:53:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>

		<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Bologna ed Emilia Romagna, città e regione “rosse”, non sono affatto esenti da pregiudizi su Israele e sul sionismo.
Numerosi sono stati i segnali in questo direzione, soprattutto dovuti a scarsa conoscenza dei fatti e ad una informazione di parte.
Per questi motivi, un gruppo di sostenitori di Sinistra per Israele ha deciso negli scorsi mesi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Calibri,Verdana,Helvetica,Arial;">Bologna ed Emilia Romagna, città e regione “rosse”, non sono affatto esenti da pregiudizi su Israele e sul sionismo.<br />
Numerosi sono stati i segnali in questo direzione, soprattutto dovuti a scarsa conoscenza dei fatti e ad una informazione di parte.</p>
<p>Per questi motivi, un gruppo di sostenitori di Sinistra per Israele ha deciso negli scorsi mesi di portare l&#8217;attività dell&#8217;associazione anche in Emilia-Romagna, partendo da Bologna.<br />
Cogliamo l’occasione della FestUnità provinciale per presentarci alla città e per raccogliere adesioni di tutti coloro che avranno voglia di partecipare al neonato gruppo bolognese che si è formato.</p>
<p>Sinistra per Israele sarà quindi presente dall&#8217;8 al 14 settembre (dalle 18.00 alle 22.00) alla FestUnità 2008 organizzata dal Partito Democratico di Bologna al Parco Nord, con un proprio stand nello spazio &#8220;Piazza Globale&#8221;.</p>
<p>Domenica 14 settembre, poi, alle ore 18.00, presso l&#8217;area conferenze di Piazza Globale, i rappresentanti locali dell&#8217;associazione, insieme al segretario nazionale on. Emanuele Fiano, presenteranno l&#8217;associazione alla città.<br />
Seguirà, alle 18.30, la conferenza &#8220;Israele. Una storia di tutti&#8221;, con Emanuele Fiano e Claudio Vercelli, ricercatore di storia contemporanea all&#8217;Istituto di Studi storici Salvemini di Torino e autore del volume “Israele. Storia dello Stato: dal sogno alla realtà (1881-2007)”, Firenze, Giuntina 2007.</span></p>
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		<title>Se non vai tu dalla politica, è la politica che viene da te</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jun 2008 12:29:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Lunedì 23 giugno
Ore 21.00, presso lo Spazio Oberdan, viale Vittorio Veneto 2, Lectio magistralis di Amos Luzzatto sul tema Se non vai tu dalla politica, è la politica che viene da te, in occasione dei suoi ottant’anni.
Intervengono: Giulio Giorello, Salvatore Natoli, Ferruccio De Bortoli e l’On. Piero Fassino. Sarà presente Daniela Benelli, Assessore alla Cultura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lunedì 23 giugno<br />
Ore 21.00, presso lo Spazio Oberdan, viale Vittorio Veneto 2, Lectio magistralis di Amos Luzzatto sul tema Se non vai tu dalla politica, è la politica che viene da te, in occasione dei suoi ottant’anni.</p>
<p>Intervengono: Giulio Giorello, Salvatore Natoli, Ferruccio De Bortoli e l’<strong>On. Piero Fassino</strong>. Sarà presente Daniela Benelli, Assessore alla Cultura della Provincia di Milano. La serata è promossa e organizzata da Provincia di Milano/Settore cultura.<br />
Ingresso libero fino a esaurimento posti.</p>
<p>Nella stessa occasione verrà presentato il numero di  <a href="http://www.keshet.it/"><strong>Keshet </strong></a>dedicato agli 80 anni di Amos Luzzatto.</p>
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		<title>Il silenzio della politica sulla questione iraniana</title>
		<link>http://www.sinistraperisraele.info/2008/il-silenzio-della-politica-sulla-questione-iraniana/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Jun 2008 08:16:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[DAVID BIDUSSA
in “il Secolo XIX”, 5 giugno 2008, p. 21
Delle molte scene che sono andate in onda in questi due giorni intorno alla Conferenza promossa dalla Fao a Roma sui problemi dell’emergenza alimentare, solo alcune alla fine resteranno emblematiche: l’espulsione del giornalista indesiderato Ahmad Rafat, giornalista iraniano, vicedirettore di AdnKronos, a cui viene interdetto l’accesso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>DAVID BIDUSSA<br />
in “il Secolo XIX”, 5 giugno 2008, p. 21</p>
<p>Delle molte scene che sono andate in onda in questi due giorni intorno alla Conferenza promossa dalla Fao a Roma sui problemi dell’emergenza alimentare, solo alcune alla fine resteranno emblematiche: l’espulsione del giornalista indesiderato Ahmad Rafat, giornalista iraniano, vicedirettore di AdnKronos, a cui viene interdetto l’accesso in sala; le parole del dittatore dello Zaire, Mugabe; i balbettii dei paesi occidentali – compresi noi – sull’emergenza alimentare. Su tutto hanno dominato le  parole di Mahmaoud Ahmadinejad. Di queste soprattutto hanno parlato i giornali di ieri. Opportunamente. Ma alla fine, a ben guardare, è proprio questa la novità? Di quelle parole sapevamo in anticipo, non era la prima volta che venivano pronunciate e farlo a Roma, alla fine, nell’epoca della globalizzazione, cambia poco rispetto all’identica scena che da molto tempo va in onda a Teheran.<br />
Le novità, invece, sono due. La prima riguarda il fatto che Ahmadinejad ha parlato e che  nessuno gli ha davvero replicato. La seconda è chi è divenuto rilevante o irrilevante in questa discussione. Consideriamo la prima questione<br />
Complessivamente Ahmadinejad non ha avuto una replica. Ha detto ai suoi interlocutori – e a noi – che siamo un’umanità alla deriva, che manchiamo di principi, che la sfida del futuro, la ciance di sopravvivenza riguarda quelle realtà politiche in grado di sacrificarsi e di pensare in termini di riscatto. In breve ci ha detto che noi siano il passato, che non abbiamo la forza, e anche più generalmente la voglia di pensare  a domani. In breve che rappresentiamo una rendita di posizione e che il domani non  ci appartiene. Qua e là ha anche accennato a qualche Stato che è destinato a sparire (Israele e forse gli Stati Uniti). Nel complesso non è nemmeno seguito il dibattito, è seguito il silenzio, rotto qua e là da una dimostrazione degli esuli iraniani che è stata complessivamente simbolica (un po’ di tessuto nero sulla scalinata di Trinità dei Monti) e da un concentramento di qualche centinaio di ebrei che gridavano contro l’Iran, nell’indifferenza collettiva. In breve la questione Iran nella coscienza pubblica si è data come un fatto privato, che riguarda alcune categorie specifiche di persone. Se volevamo una dimostrazione di profilo civile, di che cosa significa nella pratica culturale italiana la rivendicazione della cultura dei diritti umani, ebbene nei giorni scorsi abbiano avuto una prova del suo “stato di salute”, in Italia.<br />
La seconda questione riguarda la irrilevanza della classe politica. Ahmadinejad è arrivato a Roma preceduto da un corso di dichiarazioni negative ad incontrarlo. Non ha replicato né chiesto un incontro a nessun uomo politico. L’unica richiesta avanzata è stata quella di incontrare il Papa. Richiesta non  accolta, ma che indica un problema: che nella dimensione del confronto,  ciò che è stato spiazzato è la dimensione della politica, ridotta ad ancella del sacro, oppure sostituita con il sacro. Tre secoli di laicità della politica sono stati semplicemente azzerati con un atto – e anche in questo caso con un atto non avvenuto. Perché per quanto quell’incontro non ci sia stato, la premessa è che riallacciare un possibile confronto a distanza con Teheran, passerà per canali che non sono la politica, soprattutto non sono quello che da Machiavelli in poi noi siamo abituati a pensare che sia la politica. Chi ha vinto a Roma?</p>
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